Editoriale

Editoriale

1.
Linea, spazio, linea, spazio, linea spazio. Il nero poi. Non c’è tempo per fermarsi non c’è spazio. Dopo il non-luogo c’è l’oltreluogo.
Tra Ronchi e Centallo, nella remota e odorante di bestiame provincia di Cuneo, c’è un rettilineo d’asfalto che sembra tracciato con la riga da tanto è dritto.
Non ci si può fermare, non c’è sosta permessa. Due corsie abbastanza strette da sembrare un taglio nero in mezzo ai campi. Terreni coltivati a mais, o trifoglio, da dare ai maiali che riempiono i capannoni lì attorno.
C’è un unico albero, che svetta nel piatto. Un abete circondato da un recinto, fa ombra a un cippo funerario.

 

2.
Il 28 novembre 1944 viene arrestato Duccio Galimberti. Il 3 dicembre ucciso a Torino, vigliaccamente, come si confà ai fascisti.
Galimberti viene trasportato da Torino a Cuneo e, all’altezza di Centallo, scaricato come un animale lungo la strada.

 

3.
Dovessimo raccontare in un’immagine la Nazione, o Patria, ci viene in mente il monumento funebre di Duccio Galimberti.
È lì, lo si nota passando in macchina, ma non ci si può fermare, non si può sostare. Non solo, non si può capire manco cosa sia quell’abete, quel cippo, quel recinto.
Ci si passa di fianco ad alta velocità in macchina, c’è, è presente ma lo si vede soltanto con la coda dell’occhio. E tutto si mischia con il mais, il trifoglio, i capannoni dei maiali.

 

Diastema#2 è dedicato a C.

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